Homines Virtus: è il turno di Andrea Bruniera, Giovanissimi B. “I ragazzi continuano a migliorare:la crescita il vero obiettivo”


Homines Virtus: è il turno di Andrea Bruniera, Giovanissimi B. “I ragazzi continuano a migliorare:la crescita il vero obiettivo”

E’ uno dei volti nuovi del settore giovanile Virtus Bergamo 1909, uno dei mister arrivati nel corso del mese di agosto per guidare una delle formazioni di ragazzi. Lui però è già una conoscenza della società bianconera, fido braccio destro di mister Armando Madonna nella Prima squadra: Andrea Bruniera è il tecnico dei Giovanissimi B, i classe 2003 al via della fase primaverile regionale e approdati ai Quarti di finale del Trofeo Ciatto. Dopo anni legati alle Prime squadre, la maggior parte dei quali insieme a Madonna, per l’ex professionista, con alle spalle campionati in Serie A con Udinese e Ancona è un ritorno al settore giovanile.

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“Sono partito con i ragazzi vicino a casa nella Marche, al Real Vallesina, era una società diciamo a conduzione familiare e mi arrangiavo un po’ in tutto, sia come allenatore e responsabile del settore giovanile, dove allenavo anche i grandi in Promozione e poi Eccellenza; ho fatto un anno alla Fermana agli Allievi Nazionali e poi la Primavera al Verona, prima di fermarmi per una decina d’anni”.

Sono passati un po’ di anni, che differenza c’è tra i ragazzi di ieri e quelli di oggi? Come ha trovato i nostri 2003?

“Ho ritrovato ragazzi sempre puri, genuini e fantastici dal punto di vista del lavoro e del fare tutto quello che gli dici: questo è un gruppo molto affiatato, che si sa divertire, ma in campo il 90% del tempo sono molto attenti a quello che gli si propone. Fisicamente li ho trovati ben messi, anche guardando la media delle altre squadre: a livello tecnico c’è molto da lavorare, c’è più che altro da imparare tanto, sia a livello coordinativo che di tecnica pura. E’ un gruppo che ha buone qualità e attitudine al lavoro: sono già selezionati, per cui il mio compito è più facile rispetto a chi si trova a lavorare negli Oratori o nelle piccole realtà”.

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Sempre con il pallone tra i piedi, qualsiasi esercitazione si basa sul rapporto con la palla, inseparabile compagno d’avventure. Come lavora con questi ragazzi?

“Con me non hanno fatto un metro senza palla, si gioca a calcio e devono apprendere le basi tecniche, la gran parte del tempo è dedicata a quella, poi bisogna acquisire cognizione, chiamiamola “tattica”, devono sapere dove sono, serve consapevolezza del ruolo  e dello spazio che occupano, equilibrio e ordine bisogna cercare di darlo, altrimenti andrebbero tutti sul pallone e all’inizio un po’ era così, come tante api che andavano incontro al miele. Mi trovo a meraviglia con il mio staff, ho preziosi collaboratori come Mario Muollo e Giampietro Merletti”.

Ha una squadra che l’anno scorso riuscì a farsi valere nel campionato Esordienti d’Eccellenza, vincendo il Trofeo De Guz e ha vinto senza problemi il proprio girone passando alla fase regionale quest’anno:  quali obiettivi per questa stagione?

“Il mio unico è quello di fare migliorare individualmente e collettivamente questi ragazzi: i risultati stanno venendo perchè abbiamo discrete fisicità: sono bravi ragazzi e giocatori, ma stiamo parlando di settore giovanile e non si può prescindere dal fatto che la costruzione dell’uomo o del giocatore debba essere il vero obiettivo da raggiungere”.

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Cosa vorrebbe lasciare in eredità ai suoi 2003?

“Mi piacerebbe lasciare una traccia innanzitutto come persone, se apprendono qualcosa a livello umano sono contento, se poi riusciamo ad insegnargli anche qualcosa di tecnico tanto di guadagnato: questa è una cosa che stiamo facendo e che stanno dimostrando, perché sono migliorati e si è visto: quando qualcuno ti insegna qualcosa a questa età è normale apprendere, la crescita e i miglioramenti li stanno avendo”.

Ha mai avuto un modello calcistico in tanti anni nel calcio che conta?

“Nessun modello, si apprende dappertutto: ho un archivio enorme sulle mie esperienze personali e su tutto quello che ho fatto in questi 10-15 anni, raramente sono andato a vedere quello che ho fatto il giorno prima, so che è lì, è un bagaglio che c’è, bisogna lavorare ogni giorno con le necessità che hai. Quello che devi fare te lo dice il campo, chi ci sta dentro e con chi lavori, non è un andare a vedere cose che hai fatto o modelli”.

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Oltre ad Udinese e Ancona il nostro tecnico è passato per Montebelluna, Primavera Atalanta, Sambenedettese, Fano, Spal, Trapani e Fermana: dal punto di vista delle persone, invece quali punti di riferimento ha avuto?

“A livello educativo la storia cambia: ho trovato sergenti e buoni, uno su tutto Bruno Mazzia (ex mister Udinese 1989-1990), che ho avuto pochi mesi ma mi è rimasto dentro, una persona meravigliosa, altri duri ed esigenti che ti lasciano un’impostazione diversa, ma mi sono trovato bene con tutti”. 

Ha vissuto gli anni 90′, tra i più belli del calcio italiano: qual’è la squadra che più l’ha impressionato?

“La squadra che io ho negli occhi è il Milan di Sacchi: da giocatore li vedevo talmente forti e talmente grandi che erano inarrivabili e mi sono rimasti impressi perchè li ho vissuti in prima persona: ci sono state tante altre grandi squadre, ma quella… Rijkaard, Van Basten….inarrivabili”

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