Virtus nella storia: il mister Armando Madonna, una carriera tra i grandi, una vita al Carillo


Virtus nella storia: il mister Armando Madonna, una carriera tra i grandi, una vita al Carillo

C’era una volta. Partiamo proprio dal più classico degli incipit favoleggianti per spiegare il personaggio legato con
un filo diretto alle avventure della Virtus Bergamo. Oggi è il tecnico, in passato è stato il capitano e la bandiera di
quella squadra che sempre in maglia bianconera portò Alzano Lombardo in Serie B nel 1999- 2000.
Riavvolgiamo il nastro della memoria, lo rivediamo con gli occhi di bambino. Siamo negli anni 80′, Atalanta,
stadio Comunale: quel giovanissimo esterno destro rapido e dai piedi nobili, palla sempre attaccata al piede e
testa alta nelle sue scorrazzate sulla fascia, uomo assist nel corso della sua carriera. Il classe 1963 risponde al
nome di Armando Madonna: è il 1981-1982, l’Atalanta è in Serie C e per il “Mindo” è la stagione dell’esordio,
un segno del destino visto il ruolo poi ricoperto a fine carriera con una rosa, guidata da Ottavio Bianchi, poi
Campione d’Italia con il Napoli di Maradona, che vedeva al via giocatori poi diventati grandi allenatori come
Prandelli, Vavassori, Donadoni e Foscarini, quest’ultimo il tecnico che ebbe per più anni sulla panchina alzanese.
Dopo l’Atalanta ci fu il Piacenza, che condusse con due promozioni alla Serie B, diventandone anche capitano
tra le stagioni 1983-1988, bandiera e poi allenatore nel 2010-2011.
A Bergamo, all’Atalanta è dura dire no: arriva la chiamata da Sarnico, punto di riferimento della presidenza
atalantina Bortolotti, e via di corsa sul lago d’Iseo rifiutando le richieste di un Napoli allora pilotato sul
mercato da Luciano Moggi, per vivere due stagioni, dal 1988 al 1990, segnate anche 2 presenze in Coppa Uefa. I
bergamaschi ancora non lo dimenticano, ricordano le sue scorrazzate sulla fascia, lui tra i più esperti e compagno
di camera di uno completamente l’opposto di lui come carattere, un certo Claudio Caniggia.
E poi Lazio, annata che ricorda ancora per le amicizie, per il contatto con la Capitale, una squadra che avrebbe
potuto fare decisamente meglio e con un matto come Paul Gascoigne. Un anno ancora a Piacenza, la Spal e poi
il cambio di vita, a 30 anni e fino a 39 nella sua cittadina, nel suo paese, nella sua Alzano. Nove anni di successi
quelli della favola Alzano, dalla D alla B, lui capitano e leader, con Giacomo Ferrari, centravanti goleador, mai
così contento di avere un uomo assist come Mindo. L’aria di casa, il sapore della propria terra, di una vita lontana
dai riflettori, dove quel pallone inseguito da bambino non fa altro che tenerti sereno, senza quelle pressioni che
dava la Serie A. Una bandiera dell’Alzano Virescit, sul terreno del suo Carillo, ancora oggi punto di riferimento
delle sue domeniche e delle sue mattinate a giocare a bocce, grande passione insieme al fido vice Bruniera.
Le scarpe al chiodo le appese lì, intraprendendo la carriera di mister: Alzano, AlbinoLeffe, Piacenza, Livorno,
Portogruaro ancora AlbinoLeffe e dal 9 novembre 2015 allenatore della Virtus Bergamo 1909.
Dedizione al lavoro, serietà, professionalità insieme a tutto lo staff, cura dei particolari e lo spirito giusto,
bastone e carota con i suoi ragazzi, senza dimenticare i momenti di relax tra il calcio tennis con colleghi e
giocatori e una visitina ogni tanto ai bambini della Scuola calcio per scaricare la tensione della vigilia. Restio
alle luci della ribalta, facendo “dannare” i giornalisti a caccia di una sua intervista, è persona vera, equilibrata
e riflessiva in un mondo del calcio che naviga sempre a vista con gli sbalzi di umore degli addetti ai lavori.
Pensiamo alla crisi della Nazionale, pensiamo al nostro mister: il calcio che conta avrebbe bisogno di gente come
lui.


Galleria Virtus nella storia: il mister Armando Madonna, una carriera tra i grandi, una vita al Carillo
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