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L’ultimo arrivato voglioso di emergere con i suoi ragazzi: Ilario Di Nicola, tecnico degli Allievi B


L’ultimo arrivato voglioso di emergere con i suoi ragazzi: Ilario Di Nicola, tecnico degli Allievi B

Lo scopriamo pian piano, così come allo stesso modo stanno facendo i suoi ragazzi e tutta la dirigenza Virtus Bergamo 1909. E’ l’ultimo allenatore approdato nel settore giovanile bianconero e si sta facendo largo a forza di risultati e tanto tanto lavoro sul campo, con competenza, passione, voglia di emergere.

Ilario Di Nicola è l’allenatore degli Allievi B, i classe 2001 che l’anno scorso arrivarono ad un passo dal titolo italiano perso ai rigori a Forlì. 
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Mister ci racconti della sua avventura nel mondo del calcio. 
“Ho giocato sempre nel Mapello, oltre alle infinite partite sotto casa, o fuori dal capannone di mio papà, contro quel muro ho fatto battaglie inimmaginabili. Abbandonai completamente il calcio nel 2004, alcuni ambienti mi avevano nauseato; un bel giorno il “boss” della squadra del paese dove vivevo e lavoravo, il grande Franco Trabucchi del Valtrighe, mi venne a citofonare a casa chiedendomi di tornare in pista: in 3 anni vincemmo il trofeo Preda e i play off che ci fecero salire in Seconda categoria, da lì iniziai a ritrovare la passione, dal Valtrighe al Brembate Sopra, dove mi ero trasferito nel frattempo. Brembate Sopra mi ha dato tantissimo, mi ha fatto crescere e conoscere molti grandi uomini, ma sopratutto piccoli grandi uomini da allenare”.
Da lì un’altra esperienza che l’hai poi formata definitivamente prima del salto in Virtus Bergamo 1909?
“Dopo 5 anni è arrivata la chiamata di una società stimata come il Villa Valle, dove ho conosciuto altri grandi uomini, grandi dirigenti e dove mi hanno fatto sentire come a casa mia in pochissimo tempo. Le vittorie che ho centrato preferisco tenerle per me: voglio però condividere quella che mi sta più a cuore e di cui vado più orgoglioso, il biennio con i Giovanissimi 2000 del Brembate Sopra, con i quali abbiamo vinto la fase autunnale e poi quella regionale primaverile nella stagione 2014/2015 e la partecipazione alla Gothia Cup in Svezia nel Luglio 2015, loro avranno sempre un posto importante nel mio cuore”.
 Come lavora in settimana con i suoi ragazzi? Come intende il calcio giovanile? 
“Io sono dell’idea che un giocatore debba sempre avere la palla tra i piedi, solo così migliora, deve saperla trattare e deve saper ragionare nel migliore nei modi in un calcio sempre più veloce. I miei allenamenti sono sempre e solo con la palla, mi concentro sulla tecnica di base applicata in situazione, perciò lavoro molto sui possessi palla, su partite a tema (che i miei ragazzi adorano..), ma sopratutto lavoro moltissimo  negli spazi ridotti, con 1c1, 2c2, 2c1 e 3c2, dedicando molto tempo ai Rondos, che non sono i classici torelli ma bensì, sono esercizi di possesso palla che, grazie agli spazi ridotti e all’altissima velocità della palla,  permettono di stimolare i propri giocatori da molti punti di vista, dalla tecnica del singolo a quella tattica collettiva. Se un giocatore sa trattare la palla e sa giocare bene in spazi ridotti, non farà di certo fatica a giocare in spazi aperti; cerco di trasmette ai miei giocatori che ogni palla è recuperabile e giocabile, lo spazio c’è, basta vederlo”.
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 Veniamo alla Virtus Bergamo 1909: come è stato il primo impatto con la nuova realtà?
“Il mondo Virtus è qualcosa di incredibile, ben organizzato, con obiettivi ben precisi, con strutture di altissimo livello, i ragazzi e noi allenatori siamo messi in condizione di poter lavorare al meglio, non ci manca nulla, dal materiale all’appoggio e alla presenza della società e, per ultimo ma non per importanza, giocatori di qualità, senza i quali non puoi fare miracoli, quindi anche un gran lavoro di scouting che è fondamentale. Mi trovo benissimo, aver a che fare con il presidente Alberto Ghisleni in prima persona è davvero molto stimolante, idem con Maurizio Casali, entrambi sono sempre disponibili ed hanno sempre qualcosa di importante da trasmettere sia a noi allenatori, ma sopratutto ai ragazzi”.
I tuoi ragazzi come stanno andando? Come procede la loro crescita? 
“Crescono allenamento dopo allenamento, per ora abbiamo fatto bene nella fase autunnale e ci apprestiamo a fare quella regionale: sicuramente sarà molto più impegnativa di questa appena conclusa e non vediamo l’ora di misurarci con le migliori della Lombardia. L’obiettivo rimane sempre quello di continuare a far crescere i ragazzi per poterli preparare al prossimo step che sarà il campionato Allievi regionali, ma sopratutto lavorare sempre in ottica Prima squadra: la più bella vittoria per un allenatore è quella di vedere in Prima squadra o nel professionismo i propri ex allievi. Preferisco concentrarmi sulla prestazione che sul risultato, il risultato può essere dettato dal caso, la prestazione no, quella non può e non deve mancare: se ci sono prestazione e gioco il risultato spesso è una conseguenza, poi se l’avversario è più bravo di noi, gli stringeremo la mano. Se ti concentri sui risultati non otterrai miglioramenti, se ti concentri sui miglioramenti otterrai i risultati.”
 Qual è il tuo modello di allenatore?
“Non mi piace solo un singolo, ma una particolarità di molti allenatori, diciamo che al primo posto metto Carletto Ancelotti per la sua umanità, la sua umiltà e il modo di gestire lo spogliatoio, credo che prima di essere tecnici dobbiamo essere uomini; mi piace l’intensità e il carisma di Conte e del Cholo Simeone, mi piace la schiettezza di Spalletti. Sul piano tattico e tecnico credo che Pep Guardiola sia il numero uno, ma apprezzo anche la fase difensiva di Sarri, il pressing organizzato dell’ingegnere Roger Schmidt del Leverkusen e per ultimo ma non per importanza, credo che nessuno ancora sia al livello del maestro Zeman come fase offensiva, che ho avuto la fortuna di conoscere e di farci due chiacchiere”.
La squadra più forte?
“Ho vaghi ricordi del Milan di Sacchi e Capello, ma ero piccolo, quindi dico: Buffon, Zambrotta, Cannavaro, Nesta, Grosso, Pirlo, Gattuso, De Rossi, Totti, Toni, Gilardino; non c’è bisogno di dire quale Nazionale sia, forse non è la squadra più forte, ma di sicuro quella che mi ha fatto esultare di più (tifando Roma le gioie sono una rarità..)   
Magari un giorno un ragazzo Virtus potrà ambire a quel traguardo, il massimo della carriera di un giocatore. Come ci si arriva?
“Oltre ad una buona tecnica di base, serve la testa giusta: serietà e dedizione al lavoro, umiltà, grinta e intensità”
 
Concludiamo con lei mister: il suo sogno nel cassetto per la sua avventura in Virtus Bergamo 1909?
 “Vedere qualche mio attuale giocatore in Prima squadra o nel professionismo in futuro e, egoisticamente parlando -conclude sorridendo mister Di Nicola-, potere rimanere sulla panchina della Virtus anche l’anno prossimo”


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